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Endometriosi e adenomiosi: una lettura sistemica in chiave PNEI

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Dove mia storia professionale incontra quella personale.


Marzo è il mese della consapevolezza sull'endometriosi. Tanti professionisti, prima di me, hanno descritto questa patologia con cura, per sensibilizzare e supportare tutte quelle donne che da tempo soffrono senza ancora aver trovato una spiegazione.

Da osteopata — e da donna con diagnosi di adenomiosi ed endometriosi — ho sentito il desiderio di contribuire anch'io a questo tema. Prima di farlo, però, mi sono presa il tempo per riflettere e capire quale messaggio volessi lasciare, e quale parte del mio vissuto fosse giusto condividere.

Premetto che non credo sia necessario soffrire della stessa patologia della propria paziente per comprenderla e aiutarla al meglio. È vero però che le motivazioni che spingono a studiare, approfondire e ampliare la visione su questa condizione possono essere più forti e appassionate quando si vive la stessa situazione — e quando, prima di tutto, si è voluto capire meglio sé stesse.


Una condizione sistemica, non solo ginecologica

Durante questo mese avrete già letto post, articoli, ascoltato podcast che descrivono la patologia, i sintomi e le proposte terapeutiche disponibili oggi. In molte siete già consapevoli del peso economico ed emotivo che questa condizione porta con sé. Preferisco allora portarvi riflessioni diverse, con uno sguardo più ampio grazie alla lettura in chiave PNEI — psiconeuroendocrinoimmunologia.

Non parlerò di interventi o terapie farmacologiche, lasciando che professionsitə più aggiornatə su quel fronte lo facciano con la competenza che meritano.

Ciò che però è davvero importante sottolineare è che l'endometriosi e l'adenomiosi sono condizioni sistemiche.

Cosa significa?

Immagina il corpo non come la somma di organi separati, ma come un ecosistema vivente, dove tutto comunica con tutto. In questa prospettiva — quella della PNEI — patologie come l'endometriosi e l'adenomiosi smettono di essere "problemi ginecologici" circoscritti all'utero e alle ovaie, e assumono una chiave di lettura molto più complessa.

Questa complessità potrebbe spaventare, ma se ben interpretata ci offre qualcosa di prezioso: la possibilità di osservare le dinamiche che hanno portato allo squilibrio e lavorare con consapevolezza su di esse.


Le radici dello squilibrio: immunità, ormoni, infiammazione

Squilibrio è una parola interessante: presuppone che, fino a poco — o molto — tempo prima, ci fosse una condizione di equilibrio. E poi? Cosa è successo all'organismo per arrivare a una manifestazione di questo tipo?

Ciò che ad oggi la ricerca ci indica, e che a mio avviso non può essere ignorato se si cerca una risoluzione, è che alla base dell'endometriosi vi sono:

  • Una disregolazione immunitaria

  • Una perturbazione dell'asse ormonale dello stress

  • Uno stato infiammatorio cronico dei tessuti

  • Fattori genetici — dove però è fondamentale ricordare l'epigenetica: la scienza che studia come l'ambiente e le nostre esperienze possano modulare l'espressione dei geni, un campo in continua e affascinante evoluzione

L'endometriosi e l'adenomiosi sono patologie che ci chiedono — anzi, ci urlano — di osservare il sistema nella sua interezza e di lavorare su questo squilibrio.

Donna con endometriosi in percorso di cura osteopatica

Il mio percorso personale: dalla diagnosi alla consapevolezza

In questi anni di studio e di ascolto del mio corpo mi sono chiesta dove e quando sia iniziato il mio squilibrio. Ho valutato la mia storia familiare, gli eventi della mia vita, le mie risposte allo stress, e tanto altro.

Ho tratto una conclusione: ciò che mi è servito di più non è stato individuare le cause a cui assegnare passivamente ogni colpa — come siamo ormai abituati a fare — ma fare una valutazione onesta del mio rapporto con la Salute e con la Vita stessa, per ricentrarmi con un atteggiamento pro-attivo nei confronti del mio benessere.

Da lì ho lavorato per accogliere e accettare questa situazione. Ho capito che poteva insegnarmi molto su me stessa, e che mi avrebbe aiutata a riappropriarmi di un femminile sano.

Cosa significa riappropriarsi di un "femminile sano"?

Significa comprendere che la necessità di stare al passo con lo stile di vita proposto ( scelto o imposto?) — dalla nostra società non è l'unica possibilità per essere accolte e rispettate.

Le esigenze della nostra natura sono altre. Ecco perché potrebbe non bastare la cura rivolta singolarmente all'utero per stare meglio, senza cambiare nulla di noi stesse. Abbiamo bisogno di metterci in discussione su diversi livelli:

  • L'alimentazione

  • Il rapporto con il movimento equilibrato

  • La cura del corpo attraverso approcci che rispettino il sistema femminile

  • Il rapporto con il riposo e il "dolce far niente"

  • Il rapporto con il lavoro

  • Il rapporto con il piacere

  • Le relazioni

  • La famiglia d'origine

  • Il modo di pensare

  • il nostro rapporto con la nostra capacità di concepimento-creazione ( di figli, progetti, opere artistiche ecc)

Tutto ciò che coinvolge il funzionamento del sistema psichico-neurologico-ormonale-immunitario — ricordando che ogni elemento influenza tutti e quattro i sistemi della PNEI con la stessa importanza.


Come mi sento oggi?

Bene, perché sono in cammino. Bene perché ho scelto le persone con la giusta sensibilità per farmi aiutare. Questo viaggio di guarigione mi sta arricchendo profondamente, come persona e come professionista.


Capisco che tutto questo possa sembrarti un impegno gravoso — a volte persino ingiusto — e che lavorare su così tanti aspetti della tua vita possa fare paura. Ma ti posso assicurare che il percorso che puoi fare su te stessa ti porterà a essere una donna più consapevole, più ricca nell'animo e più in connessione con il senso della Vita.

Credo che questo sconforto — comune a chi vive con patologie croniche — sia spesso alimentato dall'abitudine della nostra società di pensare che tutto debba essere semplice e immediato. Dunque andare in profondità ci sembra fuori-moda e ci fa sentire diverse dalle altre persone, che ai nostri occhi appaiono sempre performanti.

Ma se ti distacchi un momento da questa credenza, e ti rivolgi alla Natura, noterai che nulla funziona così, sei d'accordo?

Con quale arroganza pensiamo di non appartenere alla Natura e dunque per questo non ci debbano più essere impegno, dolore, morte e rinascita nella Vita?


Un invito finale...

Rimanendo fedele al messaggio sistemico che ci comunica l'endometriosi, ti invito con parole sincere a ripensare alla tua situazione come a un evento che, pur facendoti soffrire adesso, ti porterà a evolverti come persona.

Con questo articolo non voglio esaurire l'argomento né darti una soluzione — il tema è talmente vasto e profondo che non mi permetterei di mettere un punto, ma solo una virgola.

Dopo quella virgola, continua tu la tua storia. Informati, leggi, apri la mente, incontra altre donne. Non accontentarti di risposte che ti disegnano come un essere passivo nei confronti della tua patologia.


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